L’esempio italiano dimostra che le misure per isolare le aree colpite e limitare gli spostamenti della popolazione devono essere adottate immediatamente, messe in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente. ROMA — Mentre i contagi da coronavirus in Italia raggiungevano i 400 casi e i decessi superavano la decina, il leader del Partito Democratico, al governo, pubblicava una sua foto mentre brindava durante “un aperitivo a Milano”, esortando i suoi concittadini: “non perdiamo le nostre abitudini”. Era il 27 febbraio. Nemmeno 10 giorni dopo, quando il numero dei contagi era salito a 5.
883 e quello dei morti a 233, il leader del partito, Nicola Zingaretti, pubblicava un nuovo video, questa volta informando l’Italia che anche lui era stato contagiato dal virus. L’Italia presenta, attualmente, un quadro di quasi 50. 000 contagiati e oltre 4. 000 decessi, 627 registrati solo lo scorso venerdì.
Ha superato la Cina come Paese con il più alto numero di decessi, diventando l’epicentro di una pandemia in continua evoluzione. Il governo ha inviato l’esercito per far rispettare il blocco in Lombardia, la regione al centro dell’epidemia, dove ormai si fatica a trovare posto per i corpi delle vittime. Venerdì notte, le autorità hanno rafforzato le misure restrittive nazionali, chiudendo i parchi e vietando le attività all’aperto, tra cui le passeggiate e il jogging, se non in stretta prossimità della propria abitazione. Sabato sera, il Primo Ministro italiano, Giuseppe Conte, ha annunciato che hanno “deciso di compiere un altro passo,” per rispondere a quella che ha definito come la crisi più difficile che il Paese abbia vissuto dal secondo dopoguerra.
Questa volta Conte ha fatto sapere, con un altro discorso notturno, che l’Italia chiuderà tutte le sue fabbriche e attività produttive che non siano assolutamente necessarie, un altro enorme sacrificio per l’economia italiana nel tentativo di contenere il virus, proteggere vite umane e mostrare solidarietà con il personale sanitario in prima linea. “Lo Stato c’è”, ha detto, volendo rassicurare i cittadini. La tragedia che l’Italia sta vivendo rappresenta un monito per gli altri Paesi europei e per gli Stati Uniti, dove il virus sta arrivando con la stessa velocità. Se l’esperienza italiana ha qualcosa da insegnare è che le misure per isolare le aree colpite e per limitare gli spostamenti della popolazione devono essere adottate immediatamente, messe in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente.
President Trump told of “hard days that lie ahead” as his top scientific advisers released models predicting that the U.S. death toll would be 100,000 to 240,00...
Nonostante siano state attuate alcune delle misure più restrittive al mondo, all’inizio del contagio, il momento chiave, le autorità italiane annaspavano tra queste stesse misure, cercando di salvaguardare le libertà civili fondamentali e l’economia del Paese. Nei suoi tentativi di interrompere il contagio, adottati uno per volta, (isolando prima le città, poi le regioni, quindi chiudendo il Paese in un blocco intenzionalmente permeabile) l’Italia si è sempre trovata un passo indietro rispetto alla traiettoria letale del virus. “Ora gli stiamo correndo dietro”, ha affermato Sandra Zampa, sottosegretaria di Stato alla Salute, dichiarando che l’Italia si è adoperata al meglio compatibilmente con le informazioni disponibili. “Stiamo chiudendo mano a mano, come sta facendo l’Europa.
Così stanno facendo la Francia, la Spagna, la Germania, gli Stati Uniti. E ogni giorno chiudi un pezzo, rinunci a un pezzo di vita normale. Perché il virus non permette una vita normale”. Alcuni esponenti politici si sono inizialmente dati all’ottimismo, riluttanti ad adottare decisioni dolorose in anticipo e hanno di fatto concesso al virus il tempo di nutrirsi di tale indulgenza.
I governi d’oltralpe rischiano ora di seguire la stessa strada, reiterando errori noti e ripetendo disastri simili. A differenza dell’Italia, che ha navigato in quello che era un mare inesplorato per una democrazia occidentale, altri governi hanno ora meno scuse. I governanti italiani, da parte loro, hanno difeso il proprio operato, sottolineando che si tratta di una crisi senza precedenti nella storia moderna. Sostengono che il governo abbia risposto con rapidità e competenza, agendo immediatamente su consiglio degli esperti e muovendosi velocemente su misure più drastiche ed economicamente più devastanti rispetto agli altri Paesi europei.
Ma andando a ripercorrere le loro azioni si possono notare alcune opportunità mancate e critici passi falsi. Nei primi fondamentali giorni dell’epidemia, Conte e altri alti funzionari hanno cercato di minimizzare la minaccia, creando confusione e un falso senso di sicurezza che ha permesso al virus di diffondersi. In molti hanno affermato che l’elevato numero di contagi in Italia fosse attribuibile alle massicce campagne di test su soggetti asintomatici nel nord, sostenendo che questi servissero solo a generare isteria e a macchiare l’immagine del Paese all’estero. Anche dopo aver deciso di ricorrere a un blocco generale per sconfiggere il virus, il governo italiano non è riuscito a comunicare l’entità dela minaccia con una forza sufficiente a convincere gli italiani a rispettare le norme, formulate in modo da lasciare grande spazio ai fraintendimenti.
“In una democrazia liberale non è facile”, ha affermato Walter Ricciardi, membro del consiglio dell’Organizzazione mondiale della sanità e consigliere di punta del ministero della salute, sostenendo che il governo italiano ha agito sulla base delle prove scientifiche messegli a disposizione. Ha aggiunto che il governo italiano si è mosso molto più rapidamente e ha preso la minaccia molto più seriamente rispetto ai suoi vicini europei o agli Stati Uniti. Ricciardi ha tuttavia riconosciuto che il Ministro della Salute aveva faticato a convincere i suoi colleghi di governo ad agire più rapidamente e che le difficoltà create dalla divisione dei poteri tra Roma e le Regioni hanno frammentato la catena di comando e dato vita a messaggi incoerenti. “In tempi di guerra, come un’epidemia”, questo sistema ha presentato gravi problemi, ha detto, probabilmente ritardando l’imposizione di misure restrittive.
“Le avrei fatte 10 giorni prima, questa è l’unica differenza”. Per il coronavirus, 10 giorni possono essere una vita. Il 21 gennaio, mentre alti funzionari cinesi avvertivano che nascondere i casi di contagio da virus avrebbe “inchiodato i responsabili al pilastro della vergogna per l’eternità”, il Ministro della Cultura e del Turismo italiano ha ospitato una delegazione cinese per un concerto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per inaugurare l’Anno della cultura e del turismo Italia-Cina. Michele Geraci, ex sottosegretario del Ministero per lo Sviluppo Economico e promotore di relazioni più strette con la Cina, beveva un aperitivo con altri politici, guardandosi attorno inquieto.
“Siamo sicuri di volerlo fare? ” ha chiesto rivolgendosi a loro. “Dovremmo davvero essere qui oggi? ” Con il senno di poi, i funzionari italiani direbbero certamente no.
Zampa, sottosegretaria di Stato alla Salute, ha detto, a posteriori, che avrebbe chiuso tutto immediatamente. Ma sul momento, le cose non erano così chiare. I politici di ogni fazione erano preoccupati per l’economia e per l’approvvigionamento alimentare del Paese e hanno trovato difficile accettare la loro impotenza di fronte al virus. Ma ancor più significativamente, secondo Zampa, l’Italia ha guardato all’esempio della Cina non come un monito pratico, ma come a un “film di fantascienza che non ci riguardava”.
Quando il virus è esploso, l’Europa e gli Stati Uniti, ha dichiarato, “hanno guardato noi come noi avevamo guardato alla Cina”. Già a gennaio, alcuni governatori di destra hanno provato a spingere il Premier Conte, loro ex alleato e ora avversario politico, a mettere in quarantena gli alunni delle regioni settentrionali di ritorno dalle vacanze in Cina, una misura finalizzata a proteggere le scuole. Molti esponenti di sinistra hanno criticato la proposta come un allarmismo di matrice populista. Conte ha rifiutato l’iniziativa e ha risposto che i governatori del nord dovevano fidarsi del giudizio delle autorità incaricate dell’istruzione e della salute che, ha affermato, non avevano proposto tali misure.
Conte ha però anche dimostrato di prendere sul serio la minaccia del contagio e il 30 gennaio ha bloccato tutti i voli da e verso la Cina. “Siamo il primo Paese che adotta una misura cautelativa di questo genere”, ha affermato. Nel corso del mese successivo, l’Italia ha risposto rapidamente alla minaccia del coronavirus. Due turisti cinesi e un italiano di ritorno dalla Cina, tutti affetti dalla patologia, hanno ricevuto cure da un importante ospedale per malattie infettive di Roma.
Un falso allarme ha portato le autorità a confinare brevemente i passeggeri su una nave da crociera ancorata fuori Roma. Quando il 18 febbraio un uomo di 38 anni si è recato al pronto soccorso di un ospedale di Codogno, una cittadina della provincia di Lodi in Lombardia, riportando gravi sintomi influenzali, il caso non ha fatto scattare l’allarme. Il paziente ha rifiutato il ricovero nella struttura ospedaliera ed è ritornato a casa. Le sue condizioni sono peggiorate e si è quindi recato nuovamente in ospedale poche ore dopo, dove ne è stato disposto il ricovero in un reparto di medicina generale.
Il 20 febbraio è stato ricoverato in terapia intensiva, dove è risultato positivo al virus. L’uomo, divenuto noto come Paziente Uno, aveva avuto un mese impegnativo. Aveva partecipato ad almeno tre cene, giocato a calcio e corso con un gruppo podistico, il tutto mentre pare fosse contagioso pur senza mostrare sintomi gravi. Ricciardi ha affermato che l’Italia ha avuto la sfortuna di avere un super diffusore in un’area densamente popolata e che si era recato in ospedale non una, ma due volte, contagiando centinaia di persone, tra cui medici e infermieri.
“Una persona incredibilmente attiva”, lo ha definito Ricciardi. L’uomo non aveva avuto alcun contatto diretto con la Cina, e gli esperti sospettano che abbia contratto il virus da un altro europeo. Ciò significa che l’Italia non avrebbe avuto un paziente zero o una fonte rintracciabile di contagio che potesse aiutarla nel contenimento del virus.
“Secondo gli esperti il virus era quindi, al tempo, già attivo da settimane in Italia, trasmesso da persone asintomatiche e spesso scambiato per un’influenza stagionale.”
Si è diffuso in Lombardia, la regione italiana con le più forti relazioni commerciali con la Cina e a Milano, la città più vivace d’Italia dal punto di vista culturale e commerciale. “Quello che chiamiamo il “Paziente Uno” era probabilmente il “Paziente 200”, ha affermato l’epidemiologo Fabrizio Pregliasco. Domenica 23 febbraio, il numero dei contagiati ha superato quota 130 e l’Italia ha chiuso 11 città con posti di blocco di polizia ed esercito. Gli ultimi giorni del Carnevale di Venezia sono stati annullati.
La Regione Lombardia ha chiuso scuole, musei e cinema e i milanesi hanno preso d’assalto i supermercati. Ma mentre Conte elogiava nuovamente l’Italia per la sua fermezza, ha anche cercato di minimizzare il contagio, attribuendo l’elevato numero di persone infette ai test troppo zelanti della Lombardia. “Siamo sempre stati in prima linea in con i controlli più rigorosi e più accurati”, ha detto in televisione, aggiungendo che il numero elevato di contagi in Italia era probabilmente dovuto al fatto che “noi facciamo molti più controlli. ” Il giorno successivo, quando i contagi hanno superato quota 200, i decessi erano già sette e la borsa è crollata, il Primo Ministro Conte e i suoi tecnici hanno rilanciato.
Il premier ha incolpato l’ospedale di Codogno per la diffusione, affermando che aveva gestito le cose in un modo “non del tutto proprio” e ha accusato la Lombardia e il Veneto di aver gonfiato il problema divergendo dalle linee guida internazionali e sottoponendo a test anche persone asintomatiche. Mentre i funzionari lombardi si affrettavano a liberare i letti degli ospedali e il numero di persone contagiate saliva a 309 con 11 decessi, il 25 febbraio Conte ha dichiarato che “l’Italia è un Paese sicuro, e forse molto più sicuro di tanti altri”. Venerdì, gli stretti collaboratori di Conte hanno concesso un’intervista al premier a condizione che potesse rispondere alle domande per iscritto. Una volta inviate le domande, tra cui ve ne erano alcune in merito alle prime dichiarazioni del Primo Ministro, si sono rifiutati di rispondere.
Le rassicurazioni dei leader hanno confuso la popolazione italiana. Il 27 febbraio, mentre Zingaretti pubblicava la foto dell’aperitivo, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ex leader del Movimento 5 Stelle, ha tenuto una conferenza stampa a Roma. “Siamo passati in Italia da un rischio epidemia a un’infodemia”, ha dichiarato Di Maio, denigrando la copertura mediatica che aveva messo in evidenza la minaccia del contagio e aggiungendo che solo lo “0,089%” della popolazione italiana era stata messa in quarantena. A Milano, a pochi chilometri dal centro dell’epidemia, il sindaco Beppe Sala ha pubblicizzato la campagna “Milano non si ferma” e il Duomo, simbolo della città e attrazione turistica, è stato riaperto al pubblico.
La gente è uscita per le strade. Ma al sesto piano della sede del governo regionale a Milano, Giacomo Grasselli, coordinatore delle unità di terapia intensiva in tutta la Lombardia, ha visto aumentare i numeri e si è rapidamente reso conto del fatto che sarebbe stato impossibile curare tutti i malati se i contagi fossero continuati ad aumentare. La sua task force si è messa all’opera per trovare letti per tutti i malati nelle unità di terapia intensiva degli ospedali della zona, mentre le risorse adeguate continuavano a diminuire. In una delle riunioni quotidiane a cui hanno partecipato circa 20 funzionari tra sanitari e politici, ha comunicato al presidente regionale Attilio Fontana il dato in crescita.
Un epidemiologo ha mostrato le curve del contagio. Il sistema sanitario della regione, di indubbia efficienza, stava andando incontro a una situazione catastrofica. “Dobbiamo fare qualcosa di più”, ha detto Grasselli ai presenti. Fontana, che aveva già chiesto al governo centrale di intraprendere azioni più dure, ha concordato, affermando che i messaggi contrastanti di Roma avevano indotto gli italiani a credere “che fosse tutto uno scherzo, spingendoli a continuare a vivere come prima”.
Il presidente della Lombardia ha affermato di aver richiesto misure più restrittive a livello nazionale durante comunicazioni in videoconferenza con il Primo Ministro e con altri presidenti regionali, sostenendo che un numero crescente di casi avrebbe messo a rischio di collasso il sistema ospedaliero nel nord, aggiungendo che le sue richieste erano state ripetutamente disattese. “Erano convinti che la situazione fosse meno grave e non volevano danneggiare troppo la nostra economia”, ha affermato Fontana. Il governo ha iniziato a erogare una contenuta assistenza economica, seguita successivamente da un pacchetto di aiuti da 25 miliardi di euro, ma la nazione si è divisa tra coloro che hanno compreso la minaccia e quelli che non lo hanno fatto. Zampa ha dichiarato che è stato più o meno in quel momento che il governo è venuto a conoscenza che i contagi nella città di Vò, l’epicentro del virus in Veneto, non avevano alcun legame epidemiologico con il focolaio di Codogno.
Ha detto che il Ministro della Salute Speranza e il Premier Conte hanno deliberato sul da farsi e nel corso della giornata hanno deciso di chiudere gran parte del nord. In una conferenza stampa a sorpresa alle ore 2:00 del mattino dell’8 marzo, quando 7. 375 persone erano già risultate positive al test del coronavirus e 366 erano decedute, Conte ha annunciato la straordinaria decisione di limitare gli spostamenti per circa un quarto della popolazione italiana nelle regioni settentrionali, locomotiva economica del paese. “Siamo di fronte a un’emergenza”, ha detto Conte.
“Un’emergenza nazionale”. Una bozza del decreto, fatta trapelare ai media italiani sabato notte, ha spinto molti milanesi a correre in massa alla stazione nel tentativo di abbandonare la regione, causando quella che molti, in seguito, hanno considerato come una pericolosa ondata di contagio verso il sud. Il giorno seguente, la maggior parte degli italiani era ancora confusa sulla severità delle restrizioni. Per chiarire il problema, il Ministero degli Interni ha pubblicato dei moduli di “autocertificazione” per consentire alle persone di spostarsi dentro e fuori dall’area ormai chiusa per motivi di lavoro, salute o “altre” necessità.
Nel frattempo, alcuni governatori regionali hanno ordinato autonomamente alle persone provenienti dall’area appena chiusa di mettersi in quarantena. Altri non lo hanno fatto. Le restrizioni più ampie in Lombardia hanno anche di fatto messo fine alla quarantena di Codogno e delle altre città della “zona rossa. ” I posti di blocco sono scomparsi e i sindaci locali si sono lamentati del fatto che i loro sacrifici fossero stati sprecati.
Il giorno dopo, il 9 marzo, quando i casi positivi hanno raggiunto quota 9. 172 e il bilancio dei decessi è salito a 463, Conte ha inasprito le restrizioni estendendole su scala nazionale. Ma a quel punto, dicono alcuni esperti, era già troppo tardi. L’Italia sta ancora scontando il prezzo dei primi messaggi contrastanti trasmessi da esperti e politici.
Il numero impressionante di decessi comunicato negli ultimi giorni (oltre 1. 500 negli ultimi tre giorni) riguarda persone contagiate durante la confusione di una o due settimane fa. Roberto Burioni, eminente virologo dell’Università San Raffaele di Milano, ha affermato che le persone si erano sentite a loro agio nello svolgere le solite attività di routine e ha attribuito il picco dei casi della scorsa settimana a “quel comportamento”. Il governo ha fatto leva sull’unità nazionale per far rispettare le misure restrittive emanate.
Sabato, tuttavia, centinaia di sindaci delle aree più colpite hanno fatto presente al governo che le misure varate fino a quel momento risultavano drammaticamente insufficienti. I leader del nord hanno chiesto provvedimenti ancora più restrittivi da parte del governo. Venerdì, Fontana si è lamentato del fatto che i 114 soldati mandati in Lombardia dal governo fossero un numero insignificante e che avrebbero dovuto inviarne almeno 1. 000.
Sabato il presidente della regione ha disposto la chiusura degli uffici pubblici, dei cantieri, e ha vietato il jogging. In un’intervista ha dichiarato che il governo dovrebbe smettere di scherzare e “applicare misure rigide”. “La mia idea è che se avessimo chiuso tutto all’inizio, per due settimane, probabilmente ora staremmo cantando vittoria”, ha dichiarato. Il suo alleato politico, Luca Zaia, Presidente del Veneto, ha anticipato il governo nazionale con il suo giro di vite, e ha affermato che Roma dovesse imporre “un isolamento più drastico”, che includesse la chiusura di tutti i negozi.
“Le passeggiate dovrebbero essere vietate”, ha affermato. Zaia gode di una certa credibilità sull’argomento. Mentre si sono moltiplicati in tutto il Paese, i nuovi contagi si sono notevolmente ridotti a Vò, una cittadina con una popolazione di circa 3. 000 persone che è stata una delle prime a essere sottoposta alla quarantena e che ha registrato il primo decesso a causa del coronavirus in Italia.
Alcuni esperti del governo hanno attribuito tale inversione di tendenza alla rigorosa quarantena durata due settimane. Zaia aveva anche disposto lì dei test a tampone diffusi, in contrasto con le linee guida internazionali e del governo, che sostiene che sottoporre a test le persone asintomatiche rappresenti una perdita di risorse. “Almeno rallenta la velocità del virus”, ha affermato Zaia, sostenendo che i test abbiano aiutato a identificare persone potenzialmente contagiose ma asintomatiche. “E il rallentamento della velocità del virus permette agli ospedali di respirare”.
In caso contrario, lo sconvolgente numero di pazienti farebbe collassare i sistemi sanitari e causerebbe una catastrofe a livello nazionale. Gli americani e gli altri, ha detto, “devono essere pronti”.
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